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5 Febbraio 1909
BOLOGNA AVANGUARDIA FUTURISTA
Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna
Palazzo Saraceni
5
febbraio - 30 aprile 2009
Testo pubblicato su Art Journal
mar. apr. 2009
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Umberto Boccioni, tavola per
la copertina di "Musica Futurista", 1912 |
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Athos Casarini , "Dinamismo di metropoli
(New York)" 1912 |
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1909 ... Correva l’anno
Nasce il Futurismo
Il 5 febbraio 1909 Bologna
tiene a battesimo il movimento. Una mostra a cent'anni dalla pubblicazione del
manifesto rievoca gli esordi. Esposte anche le opere di Morandi, Licini, Sepo,
Vespignani e Bacchelli della mitica serata futurista del 1914 all’Hotel
Baglioni.
Che anno fu quel 1909 per la
città di Bologna! Cent’anni fa esatti. Basta ricordare il nobel per la fisica a
Guglielmo Marconi, che in quegli anni colmava le distanze del mondo stabilendo
comunicazioni radiotelegrafiche, che “dinamizzarono” l’intero pianeta. Ma un
primato era passato quasi inosservato e riguarda il centenario della nascita del
Futurismo, celebrato quest’anno con un ventaglio di mostre in tutta Europa.
Giunge puntuale a riscrivere una pagina importante la mostra organizzata dalla
Fondazione Carisbo, che fa chiarezza sui dati storici e restituisce a buon
diritto a Bologna il primato nell’aver tenuto a battesimo il movimento. Il
Manifesto di F.T. Marinetti apparve infatti per la prima volta il 5 febbraio
1909 sulla Gazzetta dell’Emilia, ben 15 giorni prima che sul giornale parigino
Le Figaro, che però viene correntemente ricordato nella storia dell’Arte come
momento ufficiale della nascita del Futurismo; il 20 febbraio fu in effetti il
vero trampolino di lancio della più dirompente e provocatoria avanguardia
storica, poiché a Bologna la risonanza fu comunque relativa.
Il fatto è sintomatico e rivela
l’esistenza di irriducibili e contrastanti sentimenti che resero Bologna
“artisticamente” poco futurista ma, diversamente da come la considerò Marinetti,
non così “passatista”; città progressiva nelle sue eccellenze produttive, nella
comunicazione e nel confronto delle idee, dinamica, tecnologica, innovativa per
ragioni extra artistiche, Bologna declinò solo molto più tardi rispetto alla
nascita del movimento alcuni tratti stilistici più riconoscibili del Futurismo,
come ben si dimostra nella esposizione di Palazzo Saraceni. Il coraggio
dell’editore bolognese della Gazzetta che pubblicò il Manifesto, unico quel
giorno in tutta Italia, è un segnale di attenzione alle idee nuove che va
sottolineato ed è tutt’ora un formidabile esempio di professionalità.
Nel salone centrale della
mostra, a fare da sfondo alla prima area dell’esposizione (dove di pittura
futurista non se ne vede) campeggia la gigantografia di quella storica e un po’
ingiallita pagina di giornale, a testimoniare un fatto incontrovertibile. I
bolognesi già quella mattina lessero in quel lungo articolo in prima pagina con
il titolo Cronache letterarie - Il Futurismo, che Marinetti, definito il più
dinamico poeta d‘Italia, s’era inventato un nuovo partito letterario. Si poteva
leggere per intero il testo del proclama, con le frasi che apparivano per la
prima volta e scuotevano come una doccia fredda gli animi creativi, e non solo.
Immaginiamo nei salotti, nei circoli o al caffè, i benpensanti bolognesi, non
molto diversi da quelli di oggi, leggere le baldanzose idee del poeta… “noi
vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità…
noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di
corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno… un automobile da corsa col suo
cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un
automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia è più bello della
Vittoria di Samotracia… noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del
mondo… le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna…”
Qualcosa stava cambiando.
Immaginiamo la perplessità, lo scetticismo... eppure il senso della velocità e
di una dinamica nuova bellezza era nell’aria e qualcosa di quella corsa
attraverso la tecnologia verso un’estetica diversa non era affatto estranea al
temperamento cittadino, che però lo esprimeva e l’avrebbe interpretato a suo
modo.
Cent’anni dopo guardiamo cosa
ne derivò in pittura per gli artisti di casa nostra.
I migliori sembrano essersi
immunizzati, nonostante la contiguità con alcuni accesi sostenitori e nelle
opere non entrano mai nel vivo della ricerca di quel dinamismo delle forme che
ne è la prima sigla stilistica. I più futuristi sono un po’ tardivi, le
tematiche belliche dell’aeropittura degli anni Venti e Trenta ancorché oggi
storicizzabili, sono un po’ naif, la qualità pittorica non eccelsa. Emergono
comunque alcune personalità cui la mostra dedica giustamente attenzione:
Guglielmo Sansoni in arte Tato, Angelo Caviglioni, Vittorio Petrella, Giovanni
Korompay. Un discorso a parte meriterebbe Athos Casarini che proprio nel 1909
partì da Bologna per l’America con il diploma dell’Accademia di belle arti in
tasca; sbarcò emigrante a New York, dove trovò lavoro come disegnatore di
illustrazioni per alcuni giornali. Le sue opere dei primi anni dieci eseguite in
America, sono un’evidente espressione del suo animo futurista a contatto con la
metropoli americana ed emanano tutta la meraviglia del giovane pittore di fronte
all’architettura verticale dei grattacieli e a quell’inusitato panorama spesso
raccontato nelle sue luci notturne. L’innegabile genialità di Casarini, lui sì
straordinario futurista, si concluse con un destino tragico che non consentì al
bolognese di toccare la maggiore notorietà. Nel ‘15 Casarini tornò in Italia
come volontario per la guerra e morì al fronte nel ’17.
La mostra della Fondazione
rievoca anche la ”mitica” esposizione futurista dell’Hotel Baglioni del 21 marzo
1914 con Morandi, Licini, Sepo, Vespignani, Bacchelli. La mostra organizzata
nelle cantine dell’Hotel durò il tempo di una serata, intervennero Marinetti,
Carrà, Boccioni, Russolo e Balilla Pratella a proclamare il nuovo verbo e ad
accendere una polemica rissosa; si possono oggi rivedere insieme alcune delle
opere che parteciparono a quello strano caso, in cui si fece una mostra
futurista senza opere futuriste!
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