CORSI RICERCATORE INQUIETO E FELICE
testo pubblicato su Art Journal,
gennaio/febbraio 2010
di Daniela Bellotti
21
gennaio ore 18,30 - Il MAMbo ospita la
presentazione ufficiale del Catalogo
Generale di Carlo Corsi. Sarà presente
il comitato scientifico composto da
Claudio Spadoni, Concetto Pozzati, Alan
ed Estemio Serri, con la partecipazione
del direttore del Museo Gianfranco
Maraniello.
23
gennaio ore 18 - Inaugurazione della
mostra Antologica nelle sale della
Galleria Cinquantasei con 80 opere dal
1900 al 1966
Di fronte a percorsi
artistici controversi e in parte
incompresi, solo il distacco cronologico
dai fatti consente una consapevolezza
critica obbiettiva e la formulazione di
più sereni giudizi. La sorte di una
collocazione storica assoluta e
condivisa non si radica direttamente
nella notorietà e nel successo raggiunti
in vita, spesso il destino di un artista
resta nelle mani di pochissimi (la
famiglia, il mercante, qualche
gallerista …) e alla loro buona volontà
di investire risorse per mantenere
vitale il corpus di opere, memorie,
testimonianze, attraverso attività di
promozione che rendano dinamico e
costruttivo il rapporto con le nuove
generazioni. Sarà sempre e solo il tempo
il miglior alleato delle qualità più
vere, per rivelare, talvolta riscoprire,
i momenti fondamentali e necessari,
quelli in cui si è trasfusa una qualità
umana e artistica imperitura. I depositi
dei musei sono pieni di opere che non
vengono più ritenute, a torto o a
ragione, interessanti; per contro alcuni
percorsi affondano nell’oblio nonostante
generose rivisitazioni. Solo attraverso
una continua operazione di
attualizzazione, con eventi che entrano
nei circuiti della comunicazione, mostre
pubbliche e museali, pubblicazioni e
studi filologici, un’attenzione non
occasionale dei critici e il sostegno
del mercato e delle quotazioni, un
autore varca la soglia della
consacrazione e diviene punto fermo di
riferimento per gli storici, i
collezionisti, i musei, e la sua opera
può vivere in una continuità culturale
ed emozionale, produrre nuove idee e
stimoli.
La vicenda di Carlo Corsi
è stata ed è oggi esemplare proprio in
questo senso. Non si discute ormai più
sulla qualità del percorso dell’artista,
la cui lunga vita (era nato nel 1879 a
Nizza ed è morto a Bologna nel 1966) è
stata totalmente dedicata alla pittura e
a partecipare da intellettuale e
conoscitore al dibattito artistico
nazionale, per un arco epocale lungo un
settantennio. Tuttavia è ancora
necessario argomentare e approfondire
questa storia individuale, poiché essa
racchiude elementi di assoluta validità,
in parte sottovalutati . La specifica
qualità dello stile pittorico di Corsi,
ben noto e amato per alcuni tratti
giovanili di derivazione
post-impressionista, è ancora oggi meno
conosciuto per altre pur evidentissime
“sperimentazioni”. Non solo, la sua
arte, grazie alla lunga parabola
esistenziale, interagisce in modo
critico e individuale con lo sviluppo
dell’arte italiana, in una profonda
connessione con la vita stessa e le
vicende storiche del nostro Paese, che
si riverberano nelle vicende personali
dell’artista e nelle varianti espressive
del suo lavoro, tratti questi che
rendono lo studio di questo autore
motivo di riflessione e di confronto in
un panorama italiano ed europeo.
Va dato atto alla
Galleria Cinquantasei e al suo direttore
Estemio Serri, di avere sempre creduto
alle potenzialità dell’opera di Corsi,
anche in anni in cui la notorietà dopo
la morte del pittore si era affievolita,
in coincidenza con il dilagante clima
concettuale antagonista in modo
a-critico di tutte le esperienze
pittoriche. Una campagna di studi lunga
un trentennio si è andata lentamente, ma
concretamente realizzando, con
iniziative espositive e ricerche
finalizzate alla giusta valorizzazione
della figura storica di Corsi. Oggi,
questa esperienza nel nome di Corsi,
giunge ad un importante traguardo: la
pubblicazione del primo Catalogo
Generale delle opere, edito da
Mondadori, titanica impresa che è il
risultato di anni di ricerca per
rintracciare, documentare e ordinare la
sua vasta produzione in un ponderoso
volume di oltre 500 pagine, che sarà per
il futuro riferimento determinate per il
collezionismo e coloro che vorranno
riscoprire e approfondire l’arte del
maestro “bolognese”.
Come autrice della
biografia del maestro, mi preme
sottolineare ciò che a mio giudizio fa
di Corsi, un artista che merita oggi un
interesse, non solo in termini museali e
collezionistici, ma soprattutto da un
punto di vista dello studio delle
vicende dell’arte, poiché a distanza di
quasi quarantacinque anni dalla morte,
sussistono elementi di rinnovata lettura
e possibilità di guardare alla sua opera
con una coscienza maggiormente avvertita
in termini di contemporaneità.
Quando ci si avvicina
alla narrazione della vita di un
artista, c’è un elemento determinante
per avere un preciso metro di
valutazione dell’esperienza che si deve
tracciare; è il fattore “tempo”. Se in
una qualsiasi biografia il tempo è il
filo conduttore, nella biografia di un
artista è l’elemento che fa la
differenza tra un percorso “in discesa”,
sull’onda lunga degli eventi, e un
percorso “alto”, in anticipo sui tempi.
Carlo Corsi, che era per generazione e
per formazione ancora un uomo
dell’Ottocento, seppe essere fin dagli
anni giovanili estremamente sensibile e
aperto ai profondi mutamenti del gusto,
della società, dei ritmi della
modernità, fino ad intuire che il
concetto stesso di artista doveva essere
rifondato, in un contesto di
comunicazione allargato, come poi
sarebbe diffusamente stato nel corso del
XX secolo e fino ad oggi. Il suo sguardo
sul contesto fu già ai primi del secolo
di carattere “europeo”, grazie alla sua
predilezione per i viaggi, poté
conoscere e confrontare le espressioni
artistiche dei musei e dei suoi
contemporanei in Olanda, in Belgio, in
Francia e seguire con passione le grandi
manifestazioni internazionali che si
svolgevano in Italia. Ma Corsi fu anche
dentro le crisi più profonde del
Novecento, crisi dell’uomo come fautore
del proprio destino e del destino
collettivo, di fronte al crollo della
fiducia nel progresso e nelle conquiste
che pure avevano inaugurato un secolo di
innovazioni tecnologiche e scientifiche
straordinarie, che non avevano impedito
il ripetersi delle tragedie della guerra
e le involuzioni dei totalitarismi.
Nell’arte, fu dentro la ricerca di nuove
strade della figurazione che senza
rinunciare a minime condizioni di
figurabilità, superassero di slancio
l’approccio accademico da cui egli
proveniva, per continuare a
rappresentare l’uomo e la donna dentro
il loro tempo, potenzialmente luminoso e
tragicamente ferito. In ciò seppe
esprimere in modo personale e unico,
talvolta, con suprema sintesi, talvolta
con improvvisi slanci di originalità, le
tensioni, le passioni, l’energia, la
dinamicità di una situazione che
imponeva lucidità di giudizio, capacità
di sentire e orientarsi nell’avanzare
delle novità dei tempi. Ebbe anche il
talento necessario per tirarsi fuori
dalle secche delle imposizioni
precostituite, prima accademiche, poi
politiche e partitiche, e infine sfuggì
persino alle comode reiterazioni di se
stesso, liberandosi di tanti retaggi del
passato, stilistici e sentimentali, per
avviarsi, si può dire praticamente solo,
per una strada di libera espressione
gestuale e coloristica. A più riprese
ritrovò lo slancio verso traiettorie
libere, autonome, prendendo in
contropiede anche coloro, pubblico e
critici, che più lo apprezzavano per le
sue eleganti figure femminili “alla
francese”. Corsi fu l’artista delle
scelte sorprendenti. Non è un caso,
poiché talvolta proprio nella capacità
di operare in “controtempo” con il
contesto, con tutto ciò che è “corretto”
in termini di sequenzialità del lavoro,
si coglie lo spirito vero di un uomo e
della sua arte. Alludo, evidentemente,
alla straordinaria stagione che inizia
nel ’47 dei “collages”, ma anche a
quella precedente e più difficilmente
misurabile evoluzione che fin dalla metà
degli anni Venti avviene all’interno
della pittura, dove scompare la linea e
la materia passa in un continuum visivo
mosso tra figure e sfondo in un’unica
superficie osmotica, vibrante di luce e
di energia. Tutto comunica per onde e
scie di sostanza trasparente e luminosa,
quasi una trasposizione per immagine
delle invisibili, mirabili trasmissioni
che attraverso l’aria e gli spazi
infiniti portavano la comunicazione, la
grande scoperta del suo concittadino
Guglielmo Marconi. Questo stile, dai più
considerato come una estremizzazione
della prima maniera, si conquistò
l’attenzione di Francesco Arcangeli, che
comprese che si trattava di una strada a
se stante, ancora differente rispetto a
quella dell’Ultimo naturalismo, una
opzione che passava attraverso la figura
umana, anzi attraverso la figura
femminile in un’immersione abbagliante
nel paesaggio che Corsi da un certo
momento in poi non descrive più, ma
sente, come respiro vitale ed espansione
nello spazio. Questo momento è
assolutamente precoce, e indica uno
sviluppo autonomo dello stile verso il
risultato più “informale”, colto nella
percezione dello sfaldamento dell’essere
umano in una visione universale della
realtà, cui Corsi giunge in virtù di una
sua sensibilità acuita da delusioni e
isolamento, in anni difficili, già
durante il ventennio fascista.
Si dovrà tuttavia ancora
sottolineare che la concordia di
giudizio e di riconoscimenti, oggi
unanime, giunge finalmente anche a
sanare alcune altalenanti vicende
biografiche. Nella vita di Corsi ci fu
spazio per esperienze molteplici,
ottenne grandi successi, ma a più
riprese incontrò difficoltà e
incomprensioni, che egli affrontò con la
determinazione di chi, abbracciata una
vocazione, vi si dedica senza risparmio
e senza compromessi. Prestigiosissime
furono le occasioni in cui venne
ammirato il suo stile giovanile: egli
partecipò alle quattro edizioni tra il
1913 e il ’16 delle mostre della
Secessione Romana e a numerose edizioni
delle Biennali di Venezia tra il 1912 e
il ’22, dove venne accolto come pittore
selezionato dalla giuria, fino a
ricevere l’onore di essere invitato a
quella del ’24. Poi vennero stagioni di
attività più appartata, lontano dalle
manifestazioni e dalla occasioni
ufficiali. L’aneddoto biografico più
noto, quello della svista della
commissione del Premio Bergamo che nel
1941 gli assegnò il premio come giovane
pittore, quando egli aveva ormai
sessantadue anni, dimostra la stranezza
di un destino che lo aveva relegato in
un semioblio, già presso i suoi
contemporanei. Ma erano, evidentemente
anni difficili per chi non applicava le
“giuste” direttive, cosa che Corsi ha a
modo suo sempre evitato, opponendo al
rigore costruttivo, e spesso a quelle
date retorico, della linea e della forma
all’italiana, l’apertura libera della
materia, del colore, del gesto di
respiro europeo. Era il suo personale
programma nel segno della libertà
dell’arte. Questa singolarità dell’opera
di Corsi è stata poi ampiamente
riconosciuta, grazie a interventi
critici più avvertiti, tra cui quello
già ricordato di Francesco Arcangeli,
che nel 1958 presentò la sala personale
di Corsi alla XXIX Biennale di Venezia e
curò nel 1964 la più vasta mostra
antologica mai realizzata, con 291
opere, al Museo Civico di Bologna.
La mostra che si aprirà
il 23 gennaio alla galleria Cinquantasei
potrà essere l’occasione per guardare le
opere di questo artista in un’ottica
libera da pregiudizi e da letture ormai
eccessivamente storicizzate. Carlo Corsi
merita un approccio che lo riporti alla
sensibilità contemporanea; le 80 opere
della rassegna, rappresentative di tutta
la sua parabola stilistica dal 1900 al
1966, potranno consentire di ritrovare
quell’energia con cui l’artista seppe
rimettersi in gioco di fronte alle
radicali trasformazioni di cui lui e la
sua arte erano testimoni, nella certezza
che la sua esperienza sarà passaggio
obbligato per la consapevolezza globale
di un’epoca e della nostra storia.
Ritrovata la Tesi di
Laurea di Francesca Alinovi su Carlo
Corsi
Nel corso delle ricerche
per il Catalogo Generale, mi è stato
possibile rintracciare la Tesi di Laurea
di Francesca Alinovi, dedicata a Corsi,
inedita e ritenuta perduta. Risale
all’anno accademico 1971-72, quando la
giovane “critica” si laurea in Lettere
moderne all’Università degli Studi di
Bologna, con questa tesi su Corsi,
relatore Francesco Arcangeli. Subito
dopo, avrebbe scelto un ambito di studio
e di interesse molto più estremo, la sua
Tesi in Perfezionamento sarà su Piero
Manzoni. Il dattiloscritto che si è
fortunosamente salvato, è attualmente
conservato presso la Biblioteca
dell’Istituto di Arti Visive, fuori
consultazione, e mi è stato consentito
eccezionalmente di poterlo leggere e
valutare. Alcuni brani più significativi
sono stati trascritti e saranno
pubblicati nel Catalogo generale di
Corsi. Essi costituiscono la sola
possibilità di valutare il giovanile
scritto della Alinovi, interessante per
diversi aspetti. In esso si colgono
spunti evidentemente maturati sotto la
suggestione dell’insegnamento
arcangeliano e gli echi della sua
innovativa lettura in chiave “informale”
dell’opera di Corsi; ma soprattutto la
studiosa confuta lucidamente le letture
più “borghesi” e “post-impressioniste”
che a lungo hanno relegato Corsi in
un’ottica vagamente passatista, che gli
ha sottilmente nociuto,impedendo di
coglierne gli aspetti più sperimentali.
Con validissimo intento critico,
Francesca Alinovi tenta un coraggioso
aggiornamento dei parametri di giudizio
sul pittore già in chiave europeista.
All’inizio degli anni Settanta, a cinque
anni dalla morte del pittore, era una
posizione particolarmente avanzata,
sulla cui scorta è corretto appoggiare
ancora oggi le nuove possibilità di
indagine sull’artista e da cui si
evidenzia come in Corsi essa già
trovasse quelle caratteristiche
d’interesse per forme d’arte non
consuete, profondamente innovative,
tutte da scoprire, che poi la
appassionarono nella sua breve, ma
intensissima carriera.
Il
Catalogo
Pubblicato
da Editoriale Giorgio Mondadori Milano
e dalle Edizioni Cinquantasei Bologna,
il volume, di 544 pagine (368 a
colori) si inserisce in una prestigiosa
collana dedicata ai maestri italiani. Il
piano completo dell’opera prevede
l’uscita di due o tre volumi, il secondo e il
terzo sono in preparazione e
costituiranno parte integrante a
completamento del lavoro di
catalogazione, che per la complessità
della ricerca e del reperimento delle
opere, resta aperta ad aggiornamenti e
integrazioni.
Il primo
volume, che sarà presentato
ufficialmente alla stampa e al pubblico,
è introdotto da scritti inediti del
comitato scientifico, composto da
Claudio Spadoni, Concetto Pozzati, Alan
e Estemio Serri; è completato da una
ricca sezione di documenti che vengono
presentati per la prima volta, carteggi
dell’artista e testimonianze dell’epoca,
apparati bibliografici e una biografia
ragionata a cura di Daniela Bellotti. La
catalogazione delle opere viene
presentata suddivisa in sette decenni,
dal 1896 al 1966, ogni decennio è
introdotto da un brano scelto dalla
bibliografia storica dedicata a Corsi e
che vede le firme dei maggiori studiosi
e letterati italiani del ‘900. L’opera
che è il primo importante contributo ad
una catalogazione scientifica, è il
frutto di un trentennio di ricerche e di
studi promossi alla Galleria d’Arte
Cinquantasei e viene realizzata grazie
alla fattiva collaborazione di Musei,
Enti Pubblici e di tanti collezionisti del
Maestro.