.: Daniele Galloni Bonafede

 

Classicismo e modernità.  Incontro con Daniele Galloni Bonafede, Bologna 2007

"La mia pittura autobiografica", così l'artista racconta i suoi quadri come alchimia dei materiali e del pensiero

(testo pubblicato su Art Journal, n. 4 luglio-agosto 2007)

di Daniela Bellotti

La casa-studio si affaccia su un angolo rimasto quasi intatto, seppur assediato dalle recenti costruzioni. Il Reno, ovunque in città chiuso sotto le strade, qui s’apre a cielo aperto e attorno a sé ritaglia un lembo di natura con erbe e canneti, grossi pesci nuotano in superficie, alcune anatre vi hanno fatto il loro rifugio; l’acqua col suo verde, lento respiro, ricorda che un tempo proprio qui, alle porte di Bologna, c’era un porto fluviale. Il pittore Daniele Galloni Bonafede è l’abitatore ideale di questo argine, un lembo di paesaggio in gran parte perduto. Nella mansarda trovano posto il tavolo da lavoro e il cavalletto, nelle stanze ovunque ci sono elementi di design e modernariato, libri e pittura; oggetti reali e oggetti dipinti convivono in un continuum in cui vero e finzione sembrano guardarsi allo specchio. Il racconto si svolge sulle pareti come in una conversazione silenziosa; quadro dopo quadro con minuziosa resa prospettica nature morte si alternano a piccole opere di paesaggio, una grande figura femminile veste i panni orientali di una Madonna annunciata ai cui piedi giace lieve e reale una piuma, un piccolo cavaliere sembra uscito da un affresco trecentesco per tornare a parlare di lontane battaglie in un rettangolo color terra di Siena. E’ uno stile che dichiara una grande passione per l’arte del passato; l’aspetto originale del lavoro di Galloni Bonafede è nella finzione che si palesa come tale, nella scena allestita per intima passione, dove il sogno e la sospensione temporale sono lussi del pensiero e dell’animo, bellezza sensuale e appagante. Chiedo le ragioni di una scelta così estrema per un artista contemporaneo e come sia giunto ad una tecnica così raffinata.

D.G.B. “Ho studiato arte da solo, per molto tempo, poi con diversi maestri che mi hanno aiutato, ma soprattutto ho letto e guardato molto. Ho preferito studiare i manuali antichi di pittura, come il Trattato della pittura di Leonardo, che mi ha dato moltissimo. Sono da sempre un appassionato dei materiali, del legno, dei metalli, della trasformazione delle cose, ho con la creatività un atteggiamento di tipo alchemico.

Quando è cominciata la sua passione per la pittura?

D.G.B. “Io devo moltissimo ai miei genitori che non erano artisti, ma ognuno di loro mi ha dato qualcosa di insostituibile; mia madre faceva la sarta e fin da bambino io osservavo la sua dimestichezza con colori e stoffe; mio padre ha avuto sempre un gran colpo d’occhio, mi portava a vedere la campagna, mi faceva sentire la bellezza della natura; mia madre ebbe la sensibilità di capire la mia creatività e incoraggiarmi, per riconoscenza mi firmo anche con il suo cognome, Bonafede. Quindi oggi, quando faccio un quadro, non mi preoccupo di valutare se sarà vendibile, io soddisfo il mio bisogno di esprimermi. Questa è la cosa che posso dare al pubblico, la sincerità e l’autenticità di quello che sento e faccio.

Che cosa è per lei l’arte?

D.G.B. “E’ una delle cose che aiutano l’umanità ad andare avanti, è il frutto del pensiero dell’uomo, attraverso l’arte si entra in contatto con l’uomo che si è espresso, che vi ha infuso se stesso. Per la stessa ragione  ho una passione per gli oggetti che non sono solo utili, ma soprattutto che portano il segno della costruzione manuale e della progettazione intellettuale dell’uomo. Ho sempre lavorato cercando di realizzare anche come operaio questa possibilità di esprimere la mia libertà creativa, soprattutto con aziende artigiane di costruzioni navali. Produrre qualcosa ad un livello qualitativo alto è una vera soddisfazione, una bella barca come un bel quadro.”

Anche le sue scelte iconografiche sono particolari, nelle composizioni si trovano insieme oggetti tipici delle nature morte con oggetti della produzione industriale, mentre le figure sono spesso fuori dal tempo, con quale significato?

D.G.B. “Io faccio soprattutto una ricerca sui particolari, che non sono mai subito evidenti. Penso che chi possiede i miei quadri possa dialogare con essi; sono tutti in qualche modo autobiografici e racchiudono cose di cui uno magari si accorge dopo del tempo. Non utilizzo soggetti che parlano apertamente di violenza, o tragedie, come potrebbe sembrare più attuale, cerco di esprimere una umanità, una qualità sentimentale. Non mi interessa più copiare la natura anche se all’inizio lo facevo come esercizio, oggi penso che l’uomo debba andare oltre la natura, esprimere una completezza soprannaturale, io vorrei arrivare a materializzare il pensiero. Anche Leonardo diceva che la pittura è la cosa più divina che può fare l’uomo. Per questo io cerco la perfezione, fino a lavorare con una lente. I soggetti dei miei quadri hanno tutti una storia, sono ritratti di oggetti particolari, ad esempio ho dipinto il carro-armato con cui giocavo da piccolo, il vaso che portò a casa mio nonno dalla guerra d’Africa e che gli fu regalato da un capo tribù, la lente con cui lavoro, le penne d’uccello che ricordano che mio padre andava a caccia, i libri sono quelli che possiedo, volumi antichi, illustrati che per me sono pieni di fascino, come quello di Haeckel, Forme artistiche della natura. Anche i  paesaggi hanno un significato particolare, il litorale della Maremma come la campagna della bassa emiliana; talvolta con l’aiuto del telescopio lavoro a lungo, con osservazioni che durano mesi, a realizzare cieli notturni e quadri sulle fasi lunari. Sono soggetti anche molto diversi tra loro, ma ognuno ha un senso profondo, racchiude conoscenza ed esperienza.”

Come considera e come si rapporta con le tendenze attuali dell’arte?

D.G.B. “Nelle opere deve essere presente l’essere umano, se lo sento l’opera mi parla, la comprendo. In molte espressioni attuali io queste qualità non le trovo, tuttavia apprezzo molto alcuni artisti, come Max Ernst, e ammiro Rothko, davanti alle sue opere provo una grande emozione.

Lascio Daniele Galloni Bonafede con la sensazione di aver incontrato un raro esempio di umanista del Duemila, uno studioso appassionato della conoscenza e del mistero che la vita racchiude in tante forme.

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.: E-MAIL  |  arte@danielabellotti.it

   

.: Foto Gallery

"Il volto della Luna"

olio su tela 2009

 

 

"Annunciazione"

olio su tela, cm.  60x90, 2007

 

"Banda"

olio su tela,

cm. 60x60

2008

 

"Fiori con conchiglia"

olio su tela,

cm. 40x50

2006

 

"Natura in posa"

olio su tela,

cm. 75x60

2006

 

 

"Drago marino"

olio su tela,

cm. 35x50

2006

 

 

 

"Visione di Venezia"

olio su tela,

cm. 22x27,

2004

 

 

 

"Dietro l'angolo"

olio su tela,

cm. 22x27

2005

 

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