FEDERICO FELLINI - LE VISIONI DI UN MITO
testo pubblicato su Art Journal,
marzo/aprile 2010
di Daniela Bellotti
MAMbo 25 marzo - 25
luglio
Arriva a Bologna la
mostra curata da Sam Stourdzé che ha
portato con successo nella sale dello
Jeau de Paume l’immaginario poetico del
regista di Amarcord. All’esposizione,
ampliata con inedite sezioni, ricca di
disegni, fotografie, manifesti e
documenti filmati si affianca una
rassegna cinematografica curata dalla
Cineteca di Bologna.
Di sé Federico Fellini
(Rimini 1920 – Roma 1993) disse “sono
un artigiano che non ha niente da dire,
ma sa come dirlo”. Il 24 marzo, per
inaugurare con preview serale la più
ampia mostra museale mai dedicata a un
tale “artigiano” e alle magie del suo
cinema, si sono ritrovati a Bologna il
regista Emir Kusturica e Sergio Zavoli;
nella stessa serata al cinema Arlecchino
è iniziata la retrospettiva con la
proiezione di Amarcord (1971),
introdotta dallo stesso Kusturica. Dal
25 marzo nelle sale del MAMbo è
possibile visitare la mostra vera e
propria dal titolo “Fellini. Dall’Italia
alla luna”, riallestimento ampliato
della mostra già presentata a Parigi col
titolo “Fellini, la grande Parade”,
conclusasi nel gennaio scorso. L’idea
guida attorno alla quale si è andato
definendo il progetto, è stata quella di
analizzare, prescindendo da uno studio
cronologico della filmografia, le
“ossessioni” del regista, i suoi temi
ricorrenti, l’immaginario onirico,
quelle caratteristiche così uniche e
sfaccettate che confluiscono
genericamente (anche nel linguaggio
comune) nell’aggettivo “felliniano”. E’
dunque un’analisi che fa riaffiorare il
mondo immaginifico privato dell’uomo, la
sua identità artistica profonda e
geniale, che si trasforma in un affondo
talvolta malinconico, talvolta
grottesco, nell’infanzia e nel ricordo,
e che detta le caratteristiche
espressive e il suo gusto autorale
inconfondibile; dall’altro, si
rintracciano i fili di una costante
interconnessione con il panorama
contemporaneo nella sua accezione di
cultura “popolare”, con la scelta di
elementi di suggestione visiva che
rispecchiano l’epoca e i sogni
collettivi. Tutto ciò si traduce in
un’iconografia compiutamente connotata,
che l’esposizione traccia con precisione
ricreando vivaci suggestioni,
soprattutto nelle multiformi immagini
della donna, nel circo, nella
caricatura, nell’incontro/scontro tra
realtà e immaginario, nel sogno e nelle
sue deformazioni. Luogo ideale dove
tutto ciò si rivela è Cinecittà, realtà
ricreata a immagine e somiglianza di una
visione, doppio “surreale”, luogo della
trasfigurazione del sentire e del
vedere.
Il percorso espositivo,
che accoglie scenograficamente il
visitatore, si suddivide in varie aree
tematiche, per meglio presentare la
grande quantità di materiali in gran
parte multimediali. Questi i numeri
della mostra: 4 sezioni “Cultura
popolare”, “Fellini al lavoro”, “La
città delle donne”, “Invenzione
biografica”, 200 fotografie, 50 disegni
autografi di Fellini, 30 postazioni
audio-video di cui 12 video-proiezioni,
centinaia di documenti tra locandine,
pubblicazioni, articoli giornalistici,
ecc.; 2 sezioni nuove, rispetto alla
mostra parigina, curate da Tatti
Sanguineti e Roberto Chiesi, una
dedicata al tema “Fellini e la voce”,
con sezione audio video, e una raccolta
dei manifesti originali dei principali
film, provenienti da una collezione
privata e ora acquisiti dalla Cineteca
bolognese.
Nel ricordare che
quest’anno ricorre il cinquantesimo
anniversario de “La Dolce Vita”,
segnaliamo che il progetto, co-prodotto
da MAMbo e Cineteca di Bologna, propone
anche una straordinaria retrospettiva
cinematografica lunga quattro mesi, con
un calendario che vede in programmazione
molti dei capolavori di Fellini sugli
schermi del Cinema Lumière, e film di
altri registi che si sono apertamente
ispirati al suo lavoro. Con l’arrivo
dell’estate, la rassegna proseguirà sul
grande schermo di Piazza Maggiore.