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GERMANO
SARTELLI
Galleria de' Foscherari,
Bologna, 1994 |
Germano
Sartelli Sono
davvero cose da nulla, frammenti del livello più basso delle gerarchie
oggettuali, come stracci, oppure mozziconi di sigarette, detriti, cartacce,
e relitti naturali come ragnatele, legnetti, foglie, terriccio, acqua di
pozzanghere, muffa. Ma sono proprio questi i materiali "poetici", prima
ancora che pittorici, di un artista come Germano Sartelli, protagonista
in questi giorni di una serie di esposizioni tra Imola e Bologna, territorio
che è anche l'area percorsa dall'artista a caccia di quell'humus
che feconda la sua creatività, cercato lungo i greti fluviali e
i campi, inseguendo come in una seduzione sentimentale, l'apparire delle
scorie, i segni della rovina, i rimasugli smangiati dal tempo. Non è
però storia recente. Muove i passi da lontano, Germano Sartelli,
con questa sua predilezione un po' decadente e che oggi si potrebbe rileggere
in chiave ecologica; da quarant'anni fa, per l'esattezza, dalla metà
degli anni Cinquanta, quando il cuore dell'Informale pulsava sofferente
per ferite ancora non rimarginate, e l'arte in vaste latitudini affidava
alle tele dissoluzioni d'ogni certezza, matericità cariche di umori
malinconici, gridi di colore, lacerazioni. Sartelli cominciò allora
a tessere la trama di una scommessa salvifica dal gradino più basso
dell'esistenza, con l'atto di raccogliere e portar via qualcosa dall'ambiente,
dal flusso della vita verso un'altra dimensione, verso la teca dell'arte,
dove una ragnatela può diventare segno, un legnetto scultura, uno
straccio rappreso di sporco superficie meditativa. Può diventare...
ma non è detto. L'occasione è ghiotta per chi volesse scoprire
quali sprazzi di magia riesce a compiere l'arte con così poco e
la maestria di Sartelli è tutta lì, nel far sortire un "incanto"
dalla meschinità, una carrozza da una zucca. A Bologna, è
la Galleria de'Foscherari, da tanti anni promotrice dell'arte di Sartelli,
a ripresentare il periodo più storico di questa vicenda, che tuttora
è in pieno svolgimento e ne sono testimonianza alcune recentissime
sculture in ferro, realizzate con scarti di lavorazioni industriali.
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