Daniela Bellotti      "Antologia di Scritti sull'Arte"                                                                                                     L'intervista

LA COLLEZIONE del MAMbo

Museo d'arte Moderna Bologna

 

 

Testo pubblicato su Art Journal

sett.- ott. 2009

 

Sezione Arte e Ideologia, Guttuso "I funerali di Togliatti"
Sezione Arte e Ideologia, Performance di F.Mauri, con Pasolini.
Sala Pop Art italiana
La grande opera di Pinot Gallizio

Video di Marina Abramovic

COLLEZIONE MAMbo

Tra storia e futuro

 

Inaugurato il 19 settembre il nuovo allestimento del Museo d'Arte Moderna di Bologna. Il direttore Gianfranco Maraniello racconta l'impegno per la promozione e la valorizzazione dell'arte italiana e del territorio.

In poco più di due anni il MAMbo ha svelato le sue potenzialità, realizzando un modello inedito di Museo reinterpretato in chiave contemporanea e aggiornato sulla scena artistica attuale, ma in stretta connessione con la città e la sua dimensione storica. Mostre filologiche con curatori d’eccellenza si sono alternate a eventi espositivi dedicati ad artisti internazionali attivi sul territorio; giovani emergenti hanno interpretato lo spazio attraverso opere sperimentali, con performance in cui teatro, poesia e nuove tecnologie si sono spesso intrecciate nella realizzazione artistica. La Collezione Permanente è stata fin qui oggetto di allestimenti tematici, per metterne a fuoco alcuni aspetti e in particolare presentare le nuove acquisizioni. Bologna ha dunque oggi un Museo d’arte Moderna in grado di promuovere l’arte in un continuum con le esperienze del quotidiano, in una apertura stimolante con i valori di una multiforme collettività. Una conferma di questa “mission” sociale è la straordinaria attività del dipartimento educativo, che coinvolge il pubblico dei giovanissimi e che con DIDART ha ricevuto per quattro anni consecutivi il premio della Commissione Europea per la Cultura. “Arte come pane” non è rimasto uno slogan con riferimento all’originaria destinazione della sede, l’ex Forno del Pane; visitatori di tutte le età hanno imparato a muoversi in questo grande spazio, acquisendolo come territorio di studio ed esplorazione estetica.

A settembre MAMbo farà un altro passo importante: sarà realizzato con un percorso esauriente la Collezione “ereditata” dalla Galleria d’Arte Moderna, patrimonio pubblico in parte ben noto e in parte anche da riscoprire. Abbiamo incontrato il direttore Gianfranco Maraniello, impegnato nella messa a punto degli ultimi dettagli prima dell’allestimento che sarà completato a metà settembre e occuperà tutto il primo piano. Abbiamo chiesto a Maraniello, che è anche direttore scientifico della Collezione, come riuscirà MAMbo a rendere dinamica e propositiva, come è nel suo stile, questa sezione e i suoi contenuti storici.

Riteniamo impossibile anche economicamente inventarsi una collezione dal nulla, magari omologata secondo standard di altri musei internazionali; è importante invece che la Collezione di MAMbo sia legata allo specifico della nostra tradizione. Abbiamo fatto perciò un lavoro di verifica dello stato patrimoniale del Museo, proceduto con alcune acquisizioni per rendere più organici alcuni nuclei e individuato le premesse per tracciare una storia. Riteniamo interessante scientificamente dimostrare di avere un ruolo dignitoso nella mappa dei musei internazionali, indagando correttamente i nostri presupposti e presentandoli ora sotto nuova luce. All’inizio del percorso ci sarà uno schema della collezione, ma non si darà un percorso prestabilito obbligato; il visitatore sarà libero di seguire un suo itinerario, dalle esperienze più recenti o dal percorso storico.”

E’ prevista una suddivisione in diverse aree tematiche o cronologiche?

“Le sezioni servono in realtà per individuare alcuni dei momenti fondanti della nostra storia. La prima è intitolata Per una storia del Museo d’arte moderna di Bologna: esporremo per prima cosa la planimetria della vecchia GAM, che non è un’opera, ma una sorta di premessa dichiarata. Quindi inizia l’area tematica Arte e ideologia; Bologna è stata spesso definita un laboratorio politico-culturale e questa cosa certamente ha una sua evidenza anche nelle opere accolte nella Collezione. Finalmente riportiamo a casa “I funerali di Togliatti” di Guttuso e cerchiamo di inquadrarli in un modo originale, nel senso che avremo nella stessa sala importanti lavori contemporanei: un lavoro di Sebastian Matta, che fu al centro di un interessante dibattito in occasione della sua esposizione alla GAM, a cui parteciparono Solmi, Arcangeli e lo stesso Guttuso; poi un estratto del film “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini (restaurato dalla Cineteca di Bologna) in cui Guttuso è voce narrante delle parti in prosa scritte da Pasolini, mentre Bacchelli recitava le parti in poesia. C’è una parte molto interessante dove Guttuso dà voce a Pasolini nel commentare i dipinti presi da un cinegiornale dell’epoca dedicati all’arte rivoluzionaria, all’arte russa e poi si conclude con la differenza tra il comunismo italiano e il comunismo sovietico. Pasolini è oggetto anche della performance di Fabio Mauri, che fu realizzata nel 1975, un mese dopo l’apertura della GAM, in cui il corpo di Pasolini si fa schermo di proiezioni di brani del film “Il Vangelo secondo Matteo”; di questa performance ci sarà la documentazione fotografica dell’epoca realizzata da Masotti. Poi saranno esposti un’opera e un libro di Giuseppe Zigaina dedicati a Pasolini e la morte. Quindi in questa sala, “I funerali di Togliatti” vengono riportati in un collegamento con un clima, un’atmosfera dell’epoca, con materiali e testimonianze diverse. Ci sarà anche la possibilità di ascoltare (ma questa non è un’opera) degli estratti radiofonici dell’epoca di Radio Alice, con riferimento al movimento del ‘77.” (Radio Alice fu una delle prime radio libere italiane, iniziò a trasmettere nel gennaio del 1976, n.d.r.)

Chi verrà all’inaugurazione dovrà pazientare per avere accesso alle cuffie per l’ascolto della documentazione sonora…

No, non sarà così perché in realtà per la Collezione non ci sarà una vera inaugurazione; la presentazione ufficiale sarà fatta il 19 settembre, quando sarà completato l’allestimento di tutte le sale, ma progressivamente già dal 5 settembre sarà possibile entrare, e accedere a questa prima parte del percorso, questo perché non vogliamo mai chiudere il museo e perché la collezione non è un evento, ma un momento strutturale della nostra ricerca.”

Questo è molto interessante e darà certamente modo di elaborare a ciascuno un personale approccio alle opere e al tessuto storico che viene ricostruito. E’ confermato che l’ingresso sarà gratuito?

“Come tutte le collezioni pubbliche, chi vorrà visitare la nostra collezione potrà sempre entrare in queste sale gratuitamente, riteniamo che in questo modo venga stimolato il legame tra i cittadini e il patrimonio artistico pubblico. Il percorso prosegue a questo punto con le vetrine di Christopher Williams dedicate a Leone Pancaldi (l’architetto che progettò l’edificio della Galleria d’Arte Moderna di piazza della Costituzione, inaugurata il primo maggio del 1975, n.d.r.), e dunque ci si riallaccia a quella che fu l’ultima esperienza espositiva in GAM. Sempre nella sezione Arte e ideologia si arriverà alla Pop art italiana, con le opere di Angeli, Festa, Schifano, Rotella. Poi si passa ad un’indagine dall’oggetto del quotidiano e dalla cultura di massa, al progetto del quotidiano: quest’area prevede anche un piccolo omaggio a Dino Gavina, come il design influenza la nostra esistenza, e diverse testimonianze dell’arte cinetica e programmata, in cui le esplorazioni ambientali e ottiche, la definizione dello sguardo e dell’ambiente, la costruzione dei paesaggi culturali in autori come Gianni Colombo o Delle Piane, ci consentono di immaginare come utopia il progetto del quotidiano, non soltanto l’oggetto. Si continua a prendere atto di esperienze che si sono compiute alla GAM, con la sezione Arte astratta e informale: le esperienze del gruppo Forma con Accardi, Dorazio, Consagra, e in particolar modo l’Ultimo Naturalismo e soprattutto gli artisti dell’area emiliano romagnola, ma non solo, ci saranno ad esempio opere di Novelli, Melotti, Scialoja… a completare l’individuazione di quel contesto. Queste esperienze dalla metà degli anni ‘50 e ‘60 trovano poi un passaggio espositivo interessante nella grande opera di Pinot Gallizio che verrà presentata insieme a Burri e Leoncillo, cioè alle esperienze materiche di quegli anni; Pinot Gallizio è autore di collegamento con le opere informali, ma anche rispetto al situazionismo a cui ci aveva riportato Williams. Dalle opere materiche ci si ricollega ad altre esperienze di indagine su materiali anomali, si apre quindi una sezione con opere di Nagasawa, che è giapponese ma lavora a Milano, di Calzolari di cui sarà esposta un’opera del ’67, di Mario Merz, che certamente aveva guardato alla pittura informale degli anni ’50, sarà al centro della sala il suo “Tavolo”. Poi ci sarà un corridoio con le opere fotografiche del 1968 che abbiamo acquisito da Giuseppe Penone in occasione della sua mostra al MAMbo; penderà dal centro di questa sala l’“Italia” di Fabro, tra l’altro un’opera importante in sé, ma che sottolinea anche la specificità del museo, che vuole valorizzare una storia che ci appartiene. Comincia poi una parte dedicata agli artisti concettuali, da Paolini, a Isgrò, Salvo, ma d’altra parte anche la pittura concettuale di Griffa, Gastini; ci sarà anche Ontani (protagonista di una mostra personale al MAMbo nel 2008, n.d.r.); nella strategia espositiva ci interessa mettere in relazione l’equilibrio del corpo di Ontani con altre esperienze della pratica concettuale del corpo, ci saranno i grandi Gilbert & George, i lavori video di Marina Abramović e Ulay, Hermann Nietzsche, Gina Pane. Piccolo omaggio anche alla teorizzazione di ciò che succedeva negli anni Ottanta proposta da Renato Barilli, ci sono gli artisti del suo gruppo, Salvo, Mainolfi, Maraniello…; poi ci avviciniamo al clima caratteristico della gestione della GAM di Castagnoli e di Danilo Eccher, ci sono tutti gli artisti che hanno esposto in quegli anni. Nell’ultima sala si riconnettono le esperienze significative degli anni ‘90, tra cui Cucchi, Paladino e la famosa opera di Tony Cragg realizzata con gli oggetti di vetro. Qui si va dichiaratamente verso una smaterializzazione e sublimazione, una rarefazione della materia. C’è un’altra sezione che resterà attiva e avrà un programma diverso ogni giorno, la sala cinematografica, che è stata preparata per la mostra di Sara Morris, in cui ci saranno proiezioni sempre diverse; pensiamo ad approfondimenti a rotazione sulle opere-video degli artisti italiani, sui materiali d’archivio delle performance degli anni ’70 e sulla Body Art, sul ciclo di eventi realizzati per MAMbo con Time Code, o i film di Vertigo che fu la mostra inaugurale del Museo. I programmi saranno annunciati all’ingresso della sala. Si potrà pertanto restare nel museo per diverse ore, e soprattutto si può tornare sapendo che ogni volta si troverà materiale diverso da fruire e studiare.”

Ci saranno supporti didattici ed esplicativi lungo il percorso?

“Sarà consegnata all’ingresso una brochure per orientarsi nelle sezioni; in più tutte le opere avranno una didascalia, ma in molti casi la didascalia si fa più lunga perché ci saranno degli estratti dai cataloghi della GAM, per sottolineare che la GAM fu anche un laboratorio critico, e a testimonianza ci saranno i testi di Arcangeli, Solmi, Barilli e di altri studiosi, critici e dei direttori.”

L’appuntamento è dunque per settembre, quando sarà finalmente possibile guardare retrospettivamente la storia della Galleria d’arte moderna di Bologna, attraversarla in maniera trasversale e ritrovare una consapevolezza del passato che si congiunge all’attualità e confluisce nel panorama attuale.