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LA COLLEZIONE del MAMbo
Museo d'arte Moderna Bologna
Testo pubblicato su Art Journal
sett.- ott. 2009
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COLLEZIONE
MAMbo
Tra storia e
futuro
Inaugurato il 19 settembre il nuovo allestimento del
Museo d'Arte Moderna di Bologna. Il direttore Gianfranco Maraniello racconta
l'impegno per la promozione e la valorizzazione dell'arte italiana e del
territorio.
In
poco più di due anni il MAMbo ha svelato le sue potenzialità, realizzando un
modello inedito di Museo reinterpretato in chiave contemporanea e aggiornato
sulla scena artistica attuale, ma in stretta connessione con la città e la sua
dimensione storica. Mostre filologiche con curatori d’eccellenza si sono
alternate a eventi espositivi dedicati ad artisti internazionali attivi sul
territorio; giovani emergenti hanno interpretato lo spazio attraverso opere
sperimentali, con performance in cui teatro, poesia e nuove tecnologie si sono
spesso intrecciate nella realizzazione artistica. La Collezione Permanente è
stata fin qui oggetto di allestimenti tematici, per metterne a fuoco alcuni
aspetti e in particolare presentare le nuove acquisizioni. Bologna ha dunque
oggi un Museo d’arte Moderna in grado di promuovere l’arte in un continuum con
le esperienze del quotidiano, in una apertura stimolante con i valori di una
multiforme collettività. Una conferma di questa “mission” sociale è la
straordinaria attività del dipartimento educativo, che coinvolge il pubblico dei
giovanissimi e che con DIDART ha ricevuto per quattro anni consecutivi il premio
della Commissione Europea per la Cultura. “Arte come pane” non è rimasto uno
slogan con riferimento all’originaria destinazione della sede, l’ex Forno del
Pane; visitatori di tutte le età hanno imparato a muoversi in questo grande
spazio, acquisendolo come territorio di studio ed esplorazione estetica.
A
settembre MAMbo farà un altro passo importante: sarà realizzato con un percorso
esauriente la Collezione “ereditata” dalla Galleria d’Arte Moderna, patrimonio
pubblico in parte ben noto e in parte anche da riscoprire. Abbiamo incontrato il
direttore Gianfranco Maraniello, impegnato nella messa a punto degli ultimi
dettagli prima dell’allestimento che sarà completato a metà settembre e occuperà
tutto il primo piano. Abbiamo chiesto a Maraniello, che è anche direttore
scientifico della Collezione, come riuscirà MAMbo a rendere dinamica e
propositiva, come è nel suo stile, questa sezione e i suoi contenuti storici.
“Riteniamo
impossibile anche economicamente inventarsi una collezione dal nulla, magari
omologata secondo standard di altri musei internazionali; è importante invece
che la Collezione di MAMbo sia legata allo specifico della nostra tradizione.
Abbiamo fatto perciò un lavoro di verifica dello stato patrimoniale del Museo,
proceduto con alcune acquisizioni per rendere più organici alcuni nuclei e
individuato le premesse per tracciare una storia. Riteniamo interessante
scientificamente dimostrare di avere un ruolo dignitoso nella mappa dei musei
internazionali, indagando correttamente i nostri presupposti e presentandoli ora
sotto nuova luce. All’inizio del percorso ci sarà uno schema della collezione,
ma non si darà un percorso prestabilito obbligato; il visitatore sarà libero di
seguire un suo itinerario, dalle esperienze più recenti o dal percorso storico.”
E’
prevista una suddivisione in diverse aree tematiche o cronologiche?
“Le sezioni servono in realtà per individuare alcuni dei momenti fondanti della
nostra storia. La prima è intitolata Per una storia del Museo d’arte moderna di
Bologna: esporremo per prima cosa la planimetria della vecchia GAM, che non è
un’opera, ma una sorta di premessa dichiarata. Quindi inizia l’area tematica
Arte e ideologia; Bologna è stata spesso definita un laboratorio
politico-culturale e questa cosa certamente ha una sua evidenza anche nelle
opere accolte nella Collezione. Finalmente riportiamo a casa “I funerali di
Togliatti” di Guttuso e cerchiamo di inquadrarli in un modo originale, nel senso
che avremo nella stessa sala importanti lavori contemporanei: un lavoro di
Sebastian Matta, che fu al centro di un interessante dibattito in occasione
della sua esposizione alla GAM, a cui parteciparono Solmi, Arcangeli e lo stesso
Guttuso; poi un estratto del film “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini (restaurato
dalla Cineteca di Bologna) in cui Guttuso è voce narrante delle parti in prosa
scritte da Pasolini, mentre Bacchelli recitava le parti in poesia. C’è una parte
molto interessante dove Guttuso dà voce a Pasolini nel commentare i dipinti
presi da un cinegiornale dell’epoca dedicati all’arte rivoluzionaria, all’arte
russa e poi si conclude con la differenza tra il comunismo italiano e il
comunismo sovietico. Pasolini è oggetto anche della performance di Fabio Mauri,
che fu realizzata nel 1975, un mese dopo l’apertura della GAM, in cui il corpo
di Pasolini si fa schermo di proiezioni di brani del film “Il Vangelo secondo
Matteo”; di questa performance ci sarà la documentazione fotografica dell’epoca
realizzata da Masotti. Poi saranno esposti un’opera e un libro di Giuseppe
Zigaina dedicati a Pasolini e la morte. Quindi in questa sala, “I funerali di
Togliatti” vengono riportati in un collegamento con un clima, un’atmosfera
dell’epoca, con materiali e testimonianze diverse. Ci sarà anche la possibilità
di ascoltare (ma questa non è un’opera) degli estratti radiofonici dell’epoca di
Radio Alice, con riferimento al movimento del ‘77.” (Radio Alice fu una delle
prime radio libere italiane, iniziò a trasmettere nel gennaio del 1976, n.d.r.)
Chi
verrà all’inaugurazione dovrà pazientare per avere accesso alle cuffie per
l’ascolto della documentazione sonora…
“No,
non sarà così perché in realtà per la Collezione non ci sarà una vera
inaugurazione; la presentazione ufficiale sarà fatta il 19 settembre, quando
sarà completato l’allestimento di tutte le sale, ma progressivamente già dal 5
settembre sarà possibile entrare, e accedere a questa prima parte del percorso,
questo perché non vogliamo mai chiudere il museo e perché la collezione non è un
evento, ma un momento strutturale della nostra ricerca.”
Questo è molto interessante e darà certamente modo di elaborare a ciascuno un
personale approccio alle opere e al tessuto storico che viene ricostruito. E’
confermato che l’ingresso sarà gratuito?
“Come tutte le collezioni pubbliche, chi vorrà visitare la nostra collezione
potrà sempre entrare in queste sale gratuitamente, riteniamo che in questo modo
venga stimolato il legame tra i cittadini e il patrimonio artistico pubblico. Il
percorso prosegue a questo punto con le vetrine di Christopher Williams dedicate
a Leone Pancaldi (l’architetto che progettò l’edificio della Galleria d’Arte
Moderna di piazza della Costituzione, inaugurata il primo maggio del 1975,
n.d.r.), e dunque ci si riallaccia a quella che fu l’ultima esperienza
espositiva in GAM. Sempre nella sezione Arte e ideologia si arriverà alla Pop
art italiana, con le opere di Angeli, Festa, Schifano, Rotella. Poi si passa ad
un’indagine dall’oggetto del quotidiano e dalla cultura di massa, al progetto
del quotidiano: quest’area prevede anche un piccolo omaggio a Dino Gavina, come
il design influenza la nostra esistenza, e diverse testimonianze dell’arte
cinetica e programmata, in cui le esplorazioni ambientali e ottiche, la
definizione dello sguardo e dell’ambiente, la costruzione dei paesaggi culturali
in autori come Gianni Colombo o Delle Piane, ci consentono di immaginare come
utopia il progetto del quotidiano, non soltanto l’oggetto. Si continua a
prendere atto di esperienze che si sono compiute alla GAM, con la sezione Arte
astratta e informale: le esperienze del gruppo Forma con Accardi, Dorazio,
Consagra, e in particolar modo l’Ultimo Naturalismo e soprattutto gli artisti
dell’area emiliano romagnola, ma non solo, ci saranno ad esempio opere di
Novelli, Melotti, Scialoja… a completare l’individuazione di quel contesto.
Queste esperienze dalla metà degli anni ‘50 e ‘60 trovano poi un passaggio
espositivo interessante nella grande opera di Pinot Gallizio che verrà
presentata insieme a Burri e Leoncillo, cioè alle esperienze materiche di quegli
anni; Pinot Gallizio è autore di collegamento con le opere informali, ma anche
rispetto al situazionismo a cui ci aveva riportato Williams. Dalle opere
materiche ci si ricollega ad altre esperienze di indagine su materiali anomali,
si apre quindi una sezione con opere di Nagasawa, che è giapponese ma lavora a
Milano, di Calzolari di cui sarà esposta un’opera del ’67, di Mario Merz, che
certamente aveva guardato alla pittura informale degli anni ’50, sarà al centro
della sala il suo “Tavolo”. Poi ci sarà un corridoio con le opere fotografiche
del 1968 che abbiamo acquisito da Giuseppe Penone in occasione della sua mostra
al MAMbo; penderà dal centro di questa sala l’“Italia” di Fabro, tra l’altro
un’opera importante in sé, ma che sottolinea anche la specificità del museo, che
vuole valorizzare una storia che ci appartiene. Comincia poi una parte dedicata
agli artisti concettuali, da Paolini, a Isgrò, Salvo, ma d’altra parte anche la
pittura concettuale di Griffa, Gastini; ci sarà anche Ontani (protagonista di
una mostra personale al MAMbo nel 2008, n.d.r.); nella strategia espositiva ci
interessa mettere in relazione l’equilibrio del corpo di Ontani con altre
esperienze della pratica concettuale del corpo, ci saranno i grandi Gilbert &
George, i lavori video di Marina Abramović e Ulay, Hermann Nietzsche, Gina Pane.
Piccolo omaggio anche alla teorizzazione di ciò che succedeva negli anni Ottanta
proposta da Renato Barilli, ci sono gli artisti del suo gruppo, Salvo, Mainolfi,
Maraniello…; poi ci avviciniamo al clima caratteristico della gestione della GAM
di Castagnoli e di Danilo Eccher, ci sono tutti gli artisti che hanno esposto in
quegli anni. Nell’ultima sala si riconnettono le esperienze significative degli
anni ‘90, tra cui Cucchi, Paladino e la famosa opera di Tony Cragg realizzata
con gli oggetti di vetro. Qui si va dichiaratamente verso una smaterializzazione
e sublimazione, una rarefazione della materia. C’è un’altra sezione che resterà
attiva e avrà un programma diverso ogni giorno, la sala cinematografica, che è
stata preparata per la mostra di Sara Morris, in cui ci saranno proiezioni
sempre diverse; pensiamo ad approfondimenti a rotazione sulle opere-video degli
artisti italiani, sui materiali d’archivio delle performance degli anni ’70 e
sulla Body Art, sul ciclo di eventi realizzati per MAMbo con Time Code, o i film
di Vertigo che fu la mostra inaugurale del Museo. I programmi saranno annunciati
all’ingresso della sala. Si potrà pertanto restare nel museo per diverse ore, e
soprattutto si può tornare sapendo che ogni volta si troverà materiale diverso
da fruire e studiare.”
Ci
saranno supporti didattici ed esplicativi lungo il percorso?
“Sarà consegnata all’ingresso una brochure per orientarsi nelle sezioni; in più
tutte le opere avranno una didascalia, ma in molti casi la didascalia si fa più
lunga perché ci saranno degli estratti dai cataloghi della GAM, per sottolineare
che la GAM fu anche un laboratorio critico, e a testimonianza ci saranno i testi
di Arcangeli, Solmi, Barilli e di altri studiosi, critici e dei direttori.”
L’appuntamento è dunque per settembre, quando sarà finalmente possibile guardare
retrospettivamente la storia della Galleria d’arte moderna di Bologna,
attraversarla in maniera trasversale e ritrovare una consapevolezza del passato
che si congiunge all’attualità e confluisce nel panorama attuale.
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