 |
INTERVISTA A GIANFRANCO MARANIELLO
Intervista pubblicata su Art Journal
n.
3 mag - giu 2007
 |
| Gianfranco Maraniello, direttore del
Museo d'Arte Moderna di Bologna - MAMbo |
|
Foto Show dell'Inaugurazione
MAMbo - Vertigo |
|
"Dall'euforia
delle Avanguardie alla crisi degli Anni Ottanta"
Abbiamo chiesto a Gianfranco Maraniello che, insieme
a Germano Celant, ha curato la mostra "Vertigo. Il secolo di arte off-media dal
Futurismo al Web", prima produzione del nuovo museo bolognese, di introdurci
alla tematica che segna l’esordio del MAMbo.
G.M. “Innanzitutto si
tratta di una mostra storica che attraversa l’intero secolo e inquadra il
rapporto tra le arti visive e il modo in cui queste sono state costrette a
ripensare la propria parte, in rapporto alla progressiva e sistematica
diffusione di nuove tecnologie. Se l’800 è stato il secolo delle invenzioni, il
‘900 ha visto diffondersi gli strumenti di comunicazione, radio, telefono,
cinema, televisione, per arrivare al computer e al web. Il fenomeno di
produzione di un’arte in relazione ai nuovi media contiene anche un ripensamento
su quelli che erano già stati introdotti, come la fotografia; anche il soggetto
libro si è ampiamente trasformato nel corso del secolo. La cosa interessante è
che l’arte contemporanea sistematicamente abbia un rapporto serrato, a volte
euforico a volte drammatico, con i nuovi media. Non può essere un caso che
figure già avviate su un loro percorso di ricerca e con una notorietà già
diffusa internazionalmente si siano anche cimentate in un confronto non
occasionale con questi strumenti.”
Quale artista potrebbe essere indicato come il più
sintomatico di questo confronto tra arte e nuovi media?
G.M. “Duchamp è
l’artista della svolta, è l’artista che dipinge un’immagine statica in
movimento. In generale poi tutte le Avanguardie hanno avuto un rapporto serrato
con la tematica, sviluppando un approccio di tipo euforico. Anzi, nell’insieme
della mostra si osserva come l’arte dell’Avanguardia abbia scelto proprio questo
campo come area di sperimentazione”.
E’ più recente invece quel ripensamento di tipo
“drammatico”, come lei l’ha definito, nei confronti della tecnologia?
G.M. “E’ certo un
atteggiamento più diffuso nel nostro tempo, ma io dico che era già presente, già
nella Pop c’era un risvolto tragico, basta pensare a Warhol, al suo uso della
serigrafia per raccontare una società che tutto fagocita attraverso i mass
media, compresa la morte. Più vicino a noi, tutte le neo-avanguardie hanno un
atteggiamento critico, soprattutto perché si assiste ad una crisi della
progettualità; il vero dramma esplode negli anni Ottanta dove c’è una totale
crisi di progetto, non a caso non ci si ritrova più in gruppi, non c’è più un
programma condivisibile. In concomitanza con la diffusione di una tecnologia
ancora più avanzata e capillare, avviene un recupero degli strumenti da parte
del singolo, che vive una situazione di tipo frustrante, che si accompagna però
alla disponibilità di nuovi mezzi di comunicazione. In questa crisi del soggetto
gli strumenti vengono recuperati proprio in quanto strumenti.”
Quali sono questi nuovi mezzi usati oggi dagli
artisti che riflettono sulla società dei mass media?
G.M. “Penso alla
diffusione della videoproiezione, anticipata dal videotape e ancor prima dal
cinema, con tutte le tematiche relative al trucco, alla fiction. In quest’ambito
c’è una consapevolezza, che è quella della perdita del valore documentario di
fronte alle possibilità di intervento con i sistemi digitali, e una perdita di
identità dell’autore con la diffusione delle informazioni in Internet, che
d’altra parte però consente anche una molteplicità di approcci; la questione
diventa allora fare ordine, cioè recuperare, riappropriarsi di tutto quello che
i media mettono a disposizione. Oggi la prospettiva può essere ribaltata
completamente da parte del singolo, di fronte allo spamming della
contemporaneità, occorre fare filtro per creare nuovi orientamenti di senso.
Questa è la principale vocazione dei singoli artisti.”
Era stato annunciato uno spazio per la collezione
permanente. A quando la sua collocazione?
G.M. “Ci saranno due
operazioni riguardo alla collezione permanente. Cominceremo ad esporre la
collezione permanente tra un anno, nel giugno del 2008 per una duplice ragione,
primo perché stiamo connotando il MAMbo diversamente rispetto alla storia della
GAM. Poi esiste un nuovo progetto museale per quanto riguarda le collezioni che
vedrebbe il definirsi di un luogo espositivo con collocazione centrale con
accorpamento delle opere del novecento. Attualmente, in vista di questo
progetto, stiamo acquisendo nuove opere, con particolare impegno grazie ad una
partnership con Unicredit, dove commissioniamo delle opere che Unicredit
sostiene, produce e acquista, consentendo ad artisti italiani di realizzare dei
loro incrementi in particolare in occasione di rassegne; queste opere verranno
date in comodato al museo di Bologna. |