MUSEO DUCATI .
L'ESTETICA DELLA VELOCITA'
testo pubblicato su Art Journal,
luglio/agosto 2011
di Daniela Bellotti
Inaugurato nel 1998, il Museo Ducati
attira ogni giorno schiere di
appassionati alla scoperta di una storia
leggendaria che rivive nelle gare del
Moto GP.
Si
può visitare su prenotazione (051
6413343)
Centinaia di visitatori arrivano ogni
giorno in via Cavalieri Ducati, molti
sono i centauri ducatisti, moltissimi i
turisti dall’estero, animati da una sola
passione, l’ammirazione per la rossa di
Borgo Panigale. La Ducati è oggi il
volto vincente dell’industria e della
cultura bolognese e il Museo, gestito
dalla Fondazione, celebra una storia
aziendale che ha tutte le
caratteristiche dell’eccezionalità.
Quest’anno c’è Valentino Rossi, e la
passione è diventata più forte e
contagiosa. Anche chi ha meno
dimestichezza con il motociclismo resta
sedotto dall’accoppiata italiana che fa
sognare. Accoglie i visitatori la
Desmosedici di Valentino del gran premio
di Malesia; nella prospettiva museale,
la Ducati del GP11 rivela la perfezione
delle linee che i designer italiani
hanno elaborato con uno standard
altissimo di pulizia ed essenzialità
delle forme, coniugando estetica,
funzionalità e dinamismo. Sembra
disegnata dal vento, il 46 giallo famoso
in ogni angolo del mondo, una smagliante
superficie pop con scritte e loghi e
tanto rosso, il colore competitivo
dell’Italia delle corse (si scopre che
tutte le Ducati da gara sono di un rosso
un po’ più chiaro, per compensare
l’effetto televisivo). E dietro il
guscio lucido della carena si scorge il
motore, il cuore potente di questa
straordinaria creazione, i segni della
competizione, i pneumatici consumati
dalla pista.
Sono passati più di cent’anni da quando
la visione rivoluzionaria di F.T.
Marinetti presagì l’arte di un XX secolo
radicalmente trasformato dalle
invenzioni tecnologiche e dalle scoperte
scientifiche; faceva il suo esordio
l’estetica della macchina e del motore
rombante. Una moto “da corsa è più bella
della Vittoria di Samotracia”,
parafrasando il poeta...
All’inizio del percorso si riassume la
vicenda della famiglia d’imprenditori
bolognesi, i fratelli Adriano, Bruno e
Marcello Cavalieri Ducati in relazione
con la città e il contesto scientifico
dai primi anni del XX secolo, attraverso
oggetti d’epoca, fotografie, stampe. Si
scopre così che i primordi della Ducati
non sono legati alle moto, ma ad altri
strumenti simbolo della contemporaneità.
Nel 1926 con geniale intuizione sulla
rivoluzione in atto nelle
telecomunicazioni, fondano la Società
Scientifica Radiobrevetti Ducati, con
sede in via Collegio di Spagna, e
realizzano i primi apparecchi radio per
le navi; nel ’35 nasce lo stabilimento
di Borgo Panigale, segno della necessità
di ampliare gli spazi aziendali, e negli
anni successivi vengono prodotti anche
rasoi e macchine fotografiche. I
materiali pubblicitari con cui vengono
promossi questi prodotti rivestono un
aspetto fondamentale per il successo e
la notorietà del marchio. A ricordo del
lavoro di tanti e della coralità
dell’esperienza della fabbrica,
campeggia a piena parete una
gigantografia scattata nel 1939: in posa
davanti all’obiettivo c’è una folla di
dipendenti, quell’anno erano settemila,
moltissime sono donne. Negli anni della
guerra lo stabilimento viene convertito
all’industria bellica e nel 1944 viene
bombardato e distrutto. Nel dopoguerra
la priorità, sgomberate le macerie e
recuperato quanto possibile delle
attrezzature, è ricominciare a produrre;
ma la gente non ha soldi per comprare né
le radio né le macchine fotografiche
(che tuttavia saranno ancora in
produzione nel decennio successivo con
un settore dedicato). Nel 1946 la
fabbrica rinasce con un prodotto
innovativo, quasi il simbolo di
un’Italia che deve rimettersi in
movimento, il mitico “Cucciolo”, un
telaio da bicicletta cui si può
applicare un semplice motore a quattro
tempi di 48 cc. E’l’esordio della Ducati
nel campo motociclistico. In pochi anni
inizia la produzione di moto più
ambiziose, progettate per la strada, ma
anche per le gare di velocità; è l’epoca
di corse spettacolari, testimoniate da
foto d’epoca, cartoline e cimeli. Il
coraggio degli uomini di queste lontane
imprese sportive appare davvero
leggendario. I campioni corrono nei
Motogiri d’Italia e cominciano a
vincere, in sella a una moto che si
chiama “Marianna”. Si assiste a una
metamorfosi fantastica delle forme,
alcune sono veramente curiose, come il
Siluro che negli anni Cinquanta
conquista 46 record di velocità sul
circuito di Monza, una specie di piccolo
missile che non consentiva al pilota di
poggiare i piedi per terra. Nel 1957
Tartarini e Monetti compiono un’impresa
epica con il loro giro del mondo durato
un intero anno in sella alla Ducati 175;
altre sale sono dedicate ai record di
Spaggiari, Smart, Hailwood, Nielson. Non
meno straordinarie le figure dei tecnici
che queste imprese hanno reso possibili,
con motori innovativi e sperimentali;
tra tutti l’ing. Fabio Taglioni che
inventò, tra l’altro, il movimento
desmodromico applicato alla moto, uomo
che dalla metà degli anni Cinquanta fu
determinante nei successi internazionali
della casa Ducati sulle piste e sul
mercato. Tecnicamente si passa dai
monocilindri ai bicilindri, che negli
anni Settanta conseguono grandi vittorie
alle 200 Miglia di Imola, poi ai motori
a cinghia degli anni Ottanta, e siamo ai
tempi di Lucchinelli e Rutter. Gli anni
Novanta vedono le grandi vittorie al
Mondiale Superbike, testimoniate da una
parete stracolma di coppe e trofei. A
ulteriore testimonianza che qui si
celebra anche una ricerca artistica
delle forme e si è scritta la storia del
design, una delle moto esposte, una
Ducati 916 del 1990, è stata per anni in
mostra al museo d’arte moderna di New
York.
Il Museo Ducati si può visitare su
prenotazione (tel. 051-6413343).